Intervista a Giuseppe Zanzarelli Blog Tour Le Mezzelane Casa Editrice

Oggi ospitiamo sul blog l’autore Giuseppe Zanzarelli, con la sua silloge poetica.
Un testo composto da versi forti, e ricco di spunti di riflessione. Lo ringrazio per la sua disponibilità e la sua intervista che ci farà conoscere molto di lui.

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Con questa silloge poetica l’autore accarezza le note della vita, quelle impercettibili, che si nascondono nei silenzi dei giorni, nelle passeggiate solitarie, nei visi incontrati, negli occhi rapiti, nei personali dubbi quotidiani. Diversi i temi temi: il ricordo di chi non c’è più, l’amore per una donna, l’amore per una città, il legame con la propria terra. Pensieri che si posano nel tempo andato, tra le rive della storia, come la poesia che tratta della Strage di Ustica, scritta dopo una visita al Museo della Strage di Ustica di Bologna. Pensieri che attraversano il mare e si tramutano in una riflessione sul dramma dell’immigrazione. Pensieri che ripercorrono un amore finito, una vita che scorre, a volte, fin troppo veloce, e che per questo necessita della poesia, in grado di fermare le immagini, tramutare il tempo in altro tempo. Questa silloge poetica racchiude una vita, non solo quella dell’autore, ma soprattutto dei volti incontrati, dei loro occhi felici o persi. Questa silloge ha in sé l’odore delle vie, della vita, divenuto parola viva.

INTERVISTA

Chi è davvero Giuseppe, e quando hai cominciato a scrivere?

Bella domanda, cerco di capirlo ogni giorni anche io, scoprendomi sempre diverso dal giorno prima. Scherzo chiaramente, ma questa è una di quelle domande alle quali non so mai rispondere.
Tutto sommato, la definizione che più mi si addice è forse questa: studente di Giurisprudenza con la passione per la scrittura. Ho cominciato a scrivere per caso, quando ho compreso che era questa una possibilità per esprimere al meglio alcune parti di me che non riuscivo a far emergere in altro modo. Ho bisogno della pagina bianca, di sottofondo della musica, per far scorrere le note interiori.

Quando hai scritto la prima poesia? Cosa hai provato rileggendola?

Scrivo poesie da alcuni anni, precedentemente scrivevo più racconti. A volte, però, alcune cose hanno bisogno dei versi per venir fuori, della cadenza di un limite, che può lasciar sospesi i pensieri, le impressioni. La mia prima poesia non la ricordo neanche più, giuro, ma alcune, legate a periodi particolari, mi lasciano qualcosa ogni volta che le rileggo. Diciamo che il mio legame con la poesia nasce come un’esigenza dell’anima.

Quello che ci circonda influenza molto la scrittura, parli molto d’amore e di morte, cosa ti ispira a scrivere di questi temi così forti, ma sui quali c’è molto da riflettere.

Vero, sono temi centrali delle mie poesie. L’amore da ogni lato lo si possa guardare ti impone sempre riflessione, eterno confronto tra ciò che sei e ciò che vorresti essere, il rapporto con l’altro, sia un essere umano o animale, ti fa evolvere, ed è forse questa la bellezza stessa dell’amore. La morte è l’eterna ispiratrice perché ha quel velo di mistero che si riempie di dolore, sofferenza, e anche qui genera una pausa interiore. Nella poesia “Domani è primavera” parlo di un dialogo a distanza tra una madre e una figlia, separate da questa distanza di tempo e spazio qual è la morte, eppure la primavera è nel cuore, nei ricordi, nei pensieri, nei gesti. Sono temi che la mia penna e i miei pensieri si ritrovano spesso a sondare.

Cinque aggettivi per descrivere la tua raccolta

Non sono un amante degli aggettivi, anche se come tutti, a tratti, ne abuso.
La definirei sensibile, simbolica, autunnale, profonda eppure acerba.

Ascolti musica mentre scrivi? Se sì, quale? Oppure necessiti del silenzio, o ci sono posti che non sono casa tua che magari ti ispirano di più?

Dipende dal contesto, se fuori piove e ho la fortuna di poter godere del silenzio circostante, beh allora posso fare a meno delle mie cuffie e dei miei stimoli musicali. Spesso, però, mi faccio accompagnare da qualche brano del cantautorato italiano, come Guccini, De Andrè, Vecchioni, De Gregori, Dalla, solo per citarne alcuni. A volte mi lascio cullare da un po’ di musica classica. Questo quando scrivo in casa, solitamente di notte o al mattino presto.
Trovo ispirazione in quei bar retrò a luci soffuse, con tavolini in legno, lampade dislocate qua e là, camino acceso d’inverno. Ho una passione per questi luoghi perché spesso ci incontri i protagonisti delle tue poesie, i parolieri dei tuoi racconti.

Quale libro stai leggendo in questo momento? E quale il tuo genere preferito?

Questo, ahimè, è un periodo in cui sto leggendo davvero poco per via di altri impegni improrogabili di carattere universitario, ma ho sul comodino diversi testi come l’ultimo giallo del duo Guccini-Macchiavelli “Tempo da Elfi”, “Tornare a casa” di Cercas e una raccolta di poesie di Pavese. Come genere spazio, anche se ho una predilezione per i romanzi con varie sfumature di genere. Adoro la poesia di Hikmet, Merini, Montale, Prevert, Pasolini, Neruda. Come al solito mi ritrovo a fare elenchi, è successo anche questa volta, che poi sono costretto ad interrompere. Il racconto umoristico di Benni ha ispirato diversi miei racconti, e del resto lui è uno di quelli autori in grado di non farti chiudere gli occhi, nonostante la stanchezza della sera.

Come vivi la morte e la sofferenza? La scrittura è terapeutica, è la nostra essenza, specialmente nella poesia, a te cosa lascia di bello, e cosa vuoi trasmettere a chi ti legge?

La morte mi inquieta, non fosse per il fatto che ho timore della destinazione ulteriore, del lasciare la vita incompiuta. Ed è questo il dramma dell’andare via, di ogni viaggio, il non conoscere l’altrove, il punto d’approdo. Credo che se la morte e la vita fossero separate davvero da un bacino d’acqua, e il venir meno significasse soltanto attraversare per rincontrarsi di là, allora sarebbe tutto più semplice, tutto più lineare. E allora la morte fa paura proprio per questo, perché spezza qualcosa, magari quel qualcosa che non siamo riusciti a lasciare di nostro.
La scrittura vera è terapia, anche se oggi purtroppo si scrive più per apparire che per purificarsi, liberarsi di qualcosa. Io cerco sempre di trasmettere ciò che i miei occhi hanno metabolizzato, ciò che hanno colto in un volto, in uno sguardo, in degli occhi, nel ricordo di qualcosa o qualcuno. La poesia “Venti Lontani” è un miraggio ideologico, per esempio, mentre “27 giugno 1980” una ferita nell’anima.

Ultima domanda… hai già altri progetti letterari in corso, stai preparando qualcosa?

Al momento sono alle prese con la stesura del mio lavoro di tesi di laurea in Diritto Processuale Amministrativo, ma ho da parte una storia che non vede l’ora di prendere aria, di notte, alle volte, sento già la voce di alcuni personaggi. Inoltre ho qualche lavoro, ancora grezzo, per dei concorsi letterari, ai quali vorrei partecipare. E del resto sono i concorsi letterari una delle mie linfe.

TRATTO DAL TESTO

Si va…

Va veloce tra le gole delle montagne brulle
il treno di giorni e desideri,
giù per sentieri, tra vicoli,
sulla strada della mia malinconia.
Ci sono anime per il cammino
derise dalla polvere, dalla salsedine,
in paesaggi spogli di vita e dimenticati,
in campagne camuffate da candide tendine.
Attraversa campi aridi,
e chiama la sorte con una luce rossa,
trema e si ferma all’improvviso,
così qualcuno scende, privo di forze.
Ed è così il cammino,
senza itinerario.
Ogni tanto qualcuno cambia aria
e così l’altrove assorbe ogni pensiero,
e una folata scompiglia i capelli,
e arrivano i primi malanni.
Qualcuno ansima, chiede perdono
poi ritorna il sole

BIOGRAFIA:

Giuseppe Zanzarelli nasce nel 1990 a Mesagne, in provincia di Brindisi. Dopo la maturità classica, si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università del Salento, per via del suo primo amore: la magistratura. Al contempo non rinuncia alla sua passione per la scrittura e la letteratura, partecipando a diversi concorsi letterari, nei quali ottiene diversi riconoscimenti e menzioni, e pubblicando una raccolta di racconti “Osservavo il Cielo, poi la pioggia” (Lettere Animate 2016).
Ha vinto il primo concorso letterario “MittAffet allo scrittore” (2016), sezione poesia, con giuria presieduta dallo scrittore Paolo Giordano.
Nel 2017 vince il premio speciale dedicato alla memoria della giornalista Maura De Gaetano nel concorso nazionale “Versi tra due mari”, con l’opera “Domani è primavera”.
Attualmente vive a Lecce, un’altra piccola culla della sua anima.

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