Recensione libro Il principio delle nuvole Fabio Privitera

TITOLO: IL PRINCIPIO DELLE NUVOLE
AUTORE: FABIO PRIVITERA
GENERE: ROMANZO – NARRATIVA
EDITORE: MASCIULLI EDIZIONI
DATA DI PUBBLICAZIONE: MARZO 2018
ISBN: 978.88.85515.20.8
PAGINE: 262
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TRAMA DEL LIBRO:
Gli sguardi di due sconosciuti, Eduardo e Aurora, si incrociano per la prima volta una mattina di dicembre, alla stazione centrale di Milano. Il primo, totalmente assorbito dall’immutabile costanza della routine quotidiana, si reca al lavoro ogni giorno, prendendo il treno da Torino, mentre la seconda, in piena crisi emotiva, è in fuga verso una nuova vita, insieme alla figlioletta di tre anni. La sera, di ritorno dal lavoro, Eduardo trova un diario sotto il sedile del treno. Incapace di resistere, inizia a sfogliarlo, scoprendo che custodisce i più intimi pensieri di una donna che si firma Aurora. Con il passare dei mesi, l’immagine di questa Aurora diviene una costante nella difficile vita di Eduardo, ormai annoiato anche dalla storia con la giovane fotografa Marina e, inevitabilmente, inizia a provare dei sentimenti per lei, pur non avendo idea di chi ella sia in realtà. Sarà il destino a far sì che si incontrino a Padova, nella farmacia in cui Aurora lavora, e che si riconoscano, sentendosi inspiegabilmente attratti l’uno dall’altra, non appena i loro sguardi si incrociano di nuovo. I giovani iniziano a frequentarsi, la passione divampa, ma molte sono le cose che Eduardo non ha il coraggio di confessare ad Aurora, così, tutto finisce quando lei scopre la storia tra lui e Marina. La loro relazione riprende qualche tempo dopo, quando Eduardo, capendo che lei è in effetti la donna della sua vita, corre a cercarla. I giovani si amano immensamente, sentono di appartenersi da sempre, ma qualcosa ancora non funziona e un’ombra rimane sempre tra loro. Dopo il dramma della morte del padre di Aurora, da anni malato di Alzheimer, Eduardo decide di troncare definitivamente la storia, trovando che ormai il senso della stessa si sia smarrito. Entrambi, persi nelle difficoltà della vita, dovranno ritrovare se stessi, prima di essere pronti ad amare di nuovo.

RECENSIONE

Il romanzo d’esordio di Fabio Privitera è un groviglio di pensieri, profondità e intreccio, talmente ben bilanciati, da rendere l’interiorità concreta tanto quanto i fatti narrati. Anch’essa infatti, contribuisce a creare la storia e ovviamente a darle importanza e significato. Fabio Privitera è un equilibrista, che snoda la sua arte ricorrendo alla legge di attrazione degli opposti. Ma andiamo con ordine.
Colpisce fin da subito il denso monologo interiore con cui il protagonista, Eduardo, si presenta. È lui il filosofo, l’osservatore, la cui vita interiore è ben più vivida di quella effettiva, trascorsa passivamente tra una città e l’altra, tra un letto e l’altro, senza che la minima emozione intervenga a scuotere questa routine di passaggio. I pensieri che si addensano nella mente di Eduardo, parlano di consapevolezza, del profondo senso della vita e della morte, anche dell’amore, ma lo fanno (e qui emerge la raffinatezza di stile dell’autore nel caratterizzare e propri personaggi), attraverso un linguaggio nudo, razionale, lucido, quasi scientifico e a tratti cinico.
“L’attrazione sembra avere l’effetto di portarci da un piano iniziale in cui tutto appare muoversi attorno a noi senza alcuno scopo, a quello capovolto in cui tutto pare si sia incastrato magicamente affinché ci sia possibile scoprire e realizzare il nostro destino. Una
mera illusione.”

“In fondo l’amore non è che una belva che ci bracca. Ci prende quando non dovrebbe, quando magari non possiamo dare all’altra persona quello che merita. Spesso fuori tempo e fuori luogo, poiché raramente ci troviamo nelle condizioni di ospitarlo in noi. […] Ci si innamora, e tutto va bene finché tempo e luogo non hanno il sopravvento e, quello che prima era facile, diventa di colpo difficile. Si dice che l’amore vince tutto, ma non credo che sia l’amore.”

Non a caso, Eduardo è proprio quel personaggio che predica bene ma razzola male, nel senso che riesce a dispensare a tutti ottimi consigli, illuminando le vite altrui, ma non riesce a fare altrettanto per se stesso, per togliersi da quelle situazioni ormai stagnanti, che continua per inerzia a trascinarsi appresso. Per fare questo, ciò che gli manca è l’energia sufficiente a scatenare nella sua vita quel violento temporale in grado da provocarne il cambiamento, cioè manca la giusta dose di emozione, che trova solo nella dolcezza e nell’ intensità di Aurora. Lei infatti (come ci fa capire il suo nome), diviene il suo sole dopo la tempesta.
Quando il punto di vista passa alla protagonista femminile, notiamo subito una esplosione di colori, di vita, di umori. Le parole che la descrivono sono calde, assonanti, allusive, piene di pathos.
“Ho visto queste pareti nel tempo sbiadire anche dopo essere state ridipinte. Pensavo, un tempo, che la felicità fosse una mano di vernice fresca che dà maggiore respiro, ma qui nulla è rinfrescato e più che respirare sono arrivata al soffocamento. Questo bianco per me ha toni opachi, riverbera del mio umore tossico, persino quando dall’ampia porta finestra si riversa dentro la luce delle giornate assolate.”
“In India, condotta dal mio caro amico padre Biagio, per la prima volta ho assaporato il significato di vivere fuori dalla gabbia dorata. […] Una goccia, un fuscello che resiste al vento, qualcosa che magari nessuno dei miei, né mio marito, aveva considerato potesse avere un effetto così importante sulle fondamenta della fortezza che avevano eretto e nel quale mi ero, comunque, lasciata rinchiudere. […] Allora seguii il coro, adesso, invece, è la mia voce che seguo, da oggi sono libera.”

A differenza di Eduardo, Aurora vive più nel mondo esteriore che in quello interiore. Si trova in balìa del suo sentire, rimbalzando da un evento traumatico all’altro (il rapporto conflittuale con la madre, la malattia del padre, la separazione dal marito), senza riuscire a decifrarne il vero significato, a comprenderli e quindi ad accettarli. Proprio perché preda delle sue emozioni, possiede l’energia sufficiente a cambiare la sua situazione, infatti decide di fuggire e iniziare una nuova vita altrove, rompendo tutti gli schemi che la tenevano prigioniera, ma le manca quel distacco, quella maturità, quella capacità di vedere oltre le nubi, oltre il temporale, per capire come tutto nell’universo funzioni e sia perfetto esattamente così com’è. Troverà questa maggiore consapevolezza in Eduardo.
Tutto ciò ci fa comprendere come ogni incontro abbia un senso, come ognuno di noi sia, non a caso, attratto da chi ci può aiutare a crescere.
L’amore tra Eduardo e Aurora subisce molte trasformazioni nel corso della storia: inizia come amore platonico, poi passionale, poi spirituale per divenire infine eterno, libero dall’esigenza della presenza fisica, incondizionato e quindi il Vero Amore.
Il Destino e l’Amore sono le uniche due forze che il tempo non può distruggere. L’Amore in particolare ha il potere di trasformare ogni cosa oltre i limiti terreni e di vincere la morte. Non vi è mai perdita e distacco se si ha amato veramente.
L’intero romanzo si fonda sulla similitudine tra la formazione delle nuvole temporalesche e la crescita interiore dei protagonisti, ed è proprio l’evoluzione delle loro coscienze, la rivelazione della loro verità più profonda, nella quotidianità della vita, con le sue gioie e i suoi affanni, a trasformare questa vicenda ordinaria, fatta di uomini e donne comuni, in una storia straordinaria, da leggere, assorbire e conservarne nel cuore l’essenza:
“Il tempo separa solo chi non si è mai appartenuto.”

Elisa Cappelli
Scrittrice e Recensionista (Staff – Evasioni Culturali)