Intervista all’autore Alberino Zaffoni – a cura di Lara Bellotti

– Alberino benvenuto, presentati ai lettori.

– Con piacere. Direi che sono abbastanza vecchio, 92 suonati. Però i 120 mi allettano, ma anche no; in che condizioni ci arriverei? Ma non divaghiamo.

Vecchio, nel mio tronco un picchio s’è scavato un nido, rami contorti, rare foglie ed un rimpianto; come potete vedere, non sono mai cresciuto, sono ancora un alberino, che tutto e tutti vede quali giganti, ma anche no.

-Quando hai iniziato a scrivere, e com’è nata la tua passione per la scrittura?

– Ho iniziato a 70 anni, una notte, in piedi sul piano della credenza, in cucina; scrissi il mio primo sonetto “Mendico”. Mi sentivo a disagio in quelle scarpe che non erano le mie.

La passione? Direi coercizione. Fu nel tardo pomeriggio, ero entrato in una cartoleria con un impellente desiderio fisso in testa, Un quaderno e una biro, prego; pagai ed uscii. Mi scopersi fuori, sul marciapiedi, con in mano quelle strane cose: perché?

La risposta l’ebbi quella notte ma, non fu colpa mia, e non seppi di chi, lì per lì. Io sono Duilio, quello della quotidianità, della famiglia, ed ho capito che la colpa era solo sua, di Alberino; è lui che scrive, io non c’entro nulla. Però mi piace quel che scrive, lui lo sa, e me lo fa leggere.

– Poeta ma anche scrittore. Cosa scrivi e come comunichi le tue emozioni?

– Per come la vita mi ha forgiato, al tema della sofferenza della povera gente, i miei scritti, poesie o prose, hanno quasi tutte preminentemente un carattere gnomico. Sin da bambino ho ricevuto insegnamenti solidi, sintetici, e della saggezza contadina. Ho cercato di illuminare le zone buie umane; quando me ne andrò vorrei il conforto di aver dato anche un solo milligrammo  edificante  per l’uomo  e il paradiso che lo attende su questa Terra, se mai aprirà la mente.

-Come, secondo te, un poeta può arrivare a coinvolgere lettori e pubblico rispetto alle emozioni che prova a definire con le parole?

– Se il mio intento è quello di una semplice comunicazione scelgo la prosa, che però anch’essa finisce per essere infiocchettata ed attraente, romanzata e poeticizzata.

– Il profondo sentimento invece, quello che scortica o delizia l’anima, lo affido alla poesia. Quella che mi fa destreggiare tra una goccia e l’altra per cercare le parole, le magnetiche combinazioni e il fluido legante, levigata e rifinita metto il punto e l’abbandono. Più in là nel tempo la rileggo, se mi ritorna l’emozione che le ho affidato, è valida anche per altri in mille modi, secondo le proprie frequenze.

– Hai un momento particolare della giornata in cui ti dedichi alla scrittura? E scrivi ogni giorno?

– No, nessuna consuetudine. Mi succede un po’ dappertutto, ma per lo più di notte. – Sì, mi sveglia sempre, e devo munirlo, veloce, del necessario per scrivere… magari una sola parola… che scocciatore! Stavo meglio prima! No, sovente la Musa mi abbandona, se ne va a bighellonare. Poi la devo ossequiare quando torna ed insieme riprendiamo a comporre.

– Quale per te l’ambiente più idoneo per scrivere? Ascolti musica oppure preferisci il silenzio?

-Un posto appartato, e se possibile, il silenzio: ecco perché la notte.

– Le emozioni sono luci ma anche ombre, quale aspetto è preponderante in te, se c’è?

-L’ironia e la satira dove una luce è soffocata ma, amo il sole, l’azzurro infinito, la vastità delle superfici oceaniche, il fantastico senza confini.

– Hai partecipato a concorsi letterari? Se sì, raccontaci la tua esperienza in proposito.

-No, poco o niente. Ho partecipato una volta con “Scorie”, dove è stata segnalata. E se la sig.ra Emanuela Amantia non si fosse offerta di pubblicarmi un libro, ora non sarei qui a rispondere alle domande.

– Qual è stato il commento più bello che ti hanno fatto in riguardo alla tua scrittura?

– Nell’ordine: il Prof. Stefano Benassi, “Ed è qui che si crea l’opera. Su un libretto di poesie e prose.”

La Dott.ssa Bianca M. Busacchi Fanti, “…belli o brutti nell’anima o nel corpo, che la penetrazione psicologica del poeta permette di rendere in pochi tocchi. Da “Momenti’”

La sig.ra Emanuela Amantia che mi paragona, tra l’altro, ad Anna Frank.

E l’autrice di questa intervista, Sig.ra Lara Bellotti che ha definito la mia opera una chicca letteraria.

E dai, bravo scrittore… scribacchia sì, ma se voglio io… scrivo meglio di lui.

– Prima di lasciarci un’ultima domanda: progetti futuri?

– Capirete che non posso fare grandi progetti; non so quanto sentiero mi rimane da percorrere, tuttavia, continuerò a scrivere, perché la passione s’è ben incarnata, e la soddisfazione di condurre la mia barchetta su queste acque chete o procellose, è incommensurabile. La LUCE, i BRONZI VIBRANTI, il clangor di TROMBE.

Ringrazio Alberino per questa intervista, e un caro abbraccio con un grande in bocca lupo per il suo libro: “Ti dice Azeta, ascolta…” un testo che, come l’ho definito, è una chicca letteraria e non solo. 

Lara Bellotti Editor – consulente editoriale

Biografia Autore

Alberino Zaffoni (Duilio per amici e familiari) nasce nel 1927 tra il silenzio dei campi nevosi nel Polesano al Santissimino di Bellombra – ADRIA (Ro) da genitori braccianti, poverissimi.

Scuole: primo anno ragioneria e, a 70 anni, l’Università degli Anziani a Bologna.

Lavoro: impiegato tecnico-amministrativo.

Ora abita a Maidstone, UK; ha seguito il figlio, Enzo, che, con la moglie, li ospita e li assiste a casa sua.

Trovate Alberino Zaffoni sul suo profilo Facebook —->   Clicca qui

e il suo bellissimo testo a  —-> questo link