Recensione libro Ti dice Azeta, ascolta… Alberino Zaffoni

Copertina flessibile: 295 pagine
Editore: Independently published (26 dicembre 2019)
Lingua: Italiano
ISBN-10: 1650821255
ISBN-13: 978-1650821252

a cura di Lara Bellotti (Consulente editoriale – Editor)

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Cit. “La sapienza è la figluola de’ l’esperienza” (Leonardo Da Vinci)

Inizio questa recensione con una citazione contenuta in questa silloge, che racchiude anche racconti molto biografici, ed è a dir poco eccezionale. Geniale e sensibile lo scrittore, con le sue parole vuole comunicare: i significati, la magia di un intimo silenzio, con cui questi versi arrivano al cervello toccando l’anima.

Chi non ama la letteratura, in special modo la poesia, tende a sottovalutarne il valore immenso che va a toccare ogni singola emozione dell’essere umano, nonché la psiche che, nel mondo odierno, risulta alquanto “ipnotizzata” da media, pubblicità, social, e dal sistema in generale, dal consumismo, dal voler apparire piuttosto che Essere.

L’autore invece è riuscito a scrivere un’opera che coinvolge, a tratti anche cruda di verità, scorrevole e piacevole, seppur scritta con termini che ad oggi sono quasi in disuso.

La terminologia, infatti, è in prosa spesso con tratti antichi, ma la sua particolarità è proprio questa:

scrivere di temi forti, che vanno dal passato al presente, con uno stile che appartiene, in questo caso, solo ad Alberino Zaffoni, anche se a leggerlo è molto dantesco, facilmente comprensibile.

Spiccano nello scritto le sfaccettature di vita dell’autore, le sue esperienze, e ciò che ne ha tratto vivendole, sicuramente un uomo molto colto e che ama essere ricercatore specialmente in campo letterario.

Dante, Platone, Pitagora, Eraclito, Socrate, Aristotele, questi alcuni grandi filosofi da cui prendere spunto per comprendere il suo stile, ma la lettura di questo testo rimane comunque una chicca letteraria, da prendere tra le mani e lasciarla scorrere come pezzi di vita che possono essere anche nostri. Tanti gli insegnamenti e le riflessioni che si possono cogliere, è davvero incredibile quanto Alberino Zaffoni grazie alla sua scrittura possa far riflettere le genti.

Riporto qui un brano che decisamente rende l’idea di ciò che sto scrivendo in riguardo alla silloge, tratto da I tre cantoni “La Frusta”:

…Son reali non dell’immaginario tu mi senti parlar di certa gente ti fo di seguito un bel prontuario

dove in bella fila io te la presente Son dottori del diritto e rovescio comunque in mano loro se’ perdente

te n’esci rantolando e di sghimbescio

maledicendo quella malasorte

Di tale gente proprio mi disfescio

Ecco i dottori dalle gambe corte politicanti coi predicatori

te le raccontan proprio tutte storte

Ed ecco i temerari produttori

coi commercianti i re dell’approfitto si renda grazia ai nostri salvatori

Poi anche agli artisti del conflitto massacrator di mille poveracci

che legger san ma nulla fan di scritto.

Togliamo i presidenti dagli impacci vittime della lor cleptomania sappiam che lor vivrebbero di stracci.

In seno alla più grande ipocrisia abbiamo attrici attori e cantafole che spandono miliardi per la via

assiemano tre note e tre parole e là per là son diventati un mito per quella nullità che così vuole…

 

Alberino Zaffoni nei cantoni de “La frusta” rappresenta alla perfezione quanto da me rilevato all’inizio della recensione, ma questo è solo un assaggio, per affondare dentro la vita e dentro al suo significato che, ogni lettore, può interpretare naturalmente a suo modo, perché questo è il bello della Poesia e dei racconti dell’autore.

Termino confermando che un testo come questo non va solamente letto e messo da parte, ma sicuramente va ripreso e riletto, per ricordarci, ogni tanto, come stiamo vivendo e se, ancora, è il caso di lamentarci, oppure di fare qualcosa di buono per questa vita presente.

Lara Bellotti

Consulente editoriale – Editor