Un po di info in riguardo al mio lavoro, chi è la consulente editoriale-editor e cosa fa?

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Chi è la Consulente editoriale e perché affidarsi pagando? Qui le spiegazioni.

Si occupa di seguire l’Autore nelle varie fasi della realizzazione dell’opera, dal manoscritto al volume, rappresentando gli interessi del proprio assistito.

La mia figura professionale si occupa di seguire le fasi contrattuali, la promozione, la tutela dei diritti, i pagamenti, l’invio dei rendiconti sulle vendite e le trattative tra agente ed editore, comprese anche le discussioni sulla copertina, l’impaginazione, la collana, la veste, la durata del contratto. Mi occupo di ‘scouting’, o per servizi di traduzione, editing, ricerche bibliografiche, progettazione di libri, impostazione delle strategie di marketing, editing, correzione bozze, stesura prefazione, sinossi e quarta di copertina, nonchè della scelta, eventualmente della copertina stessa, ma solitamente affido questo compito al mio collaboratore grafico. Offrono anche servizi di consulenza altamente professionali che, oltre a segnalare le eventuali debolezze stilistiche o strutturali dell’opera, si premurano di fornire un orientamento nel mondo editoriale per indirizzare l’autore a valorizzare il suo il testo. La maggior parte dei testi che arrivano ad una consulente -editor non soltanto contengono a volte anche errori grossolani, perfino in campo grammaticale, ma il più delle volte di tecnica interna al testo (in un giallo, oppure in un thriller, ad esempio, può capitare che magari mancasse totalmente la suspence all’interno del racconto, o contenesse situazioni al limite dell’assurdo e illogiche per la trama stessa, come la maggior parte delle spy-story, anche di stampo americano).
Un autore emergente non ha spesso idea dei risvolti connessi alla pubblicazione del suo libro. Il grosso deficit di tutte le grandi case editrici, eccezion fatta per i maggiori cinque marchi in questo campo che di fatto detengono il mercato del libro d’autore, è che producono il libro, ma non fanno altro che pubblicare un prodotto di qualità esteticamente ben curato e con buon editing, ma poi non lo promuovono e così il libro viene lasciato in qualche scaffale della libreria per un paio di mesi, per morire poi nel magazzino aziendale. Il grosso lavoro che fa un Consulente- editor è legato essenzialmente alla figura dell’autore, che deve essere attivo per partecipare alle presentazioni e manifestazioni relative al suo volume, previste in tutta Italia, perché l’attività dello scrittore non è più solamente sul testo, a causa della spietata concorrenza con altri libri pubblicati, ma offre anche un sostegno morale allo scrittore stesso.
L’editore oggi tende a mandare l’autore dall’agente/consulente; per evitare equivoci, malintesi, recriminazioni e piagnistei preferisce ch’egli si faccia rappresentare da un professionista»
Con il passare del tempo, uno dei motivi per i quali gli editori arrivarono ad accettare la figura del mediatore fu legato al fatto che essi non erano in grado di far fronte alle richieste degli autori, e che quella svolgeva ormai un ruolo chiave nella filiera editoriale tra autore ed editore, introducendo anche elementi di flessibilità nella contrattazione. È raro che un autore accetti di sottoscrivere un contratto standard con una casa editrice e generalmente l’agenzia discute delle modifiche legate agli anticipi, alle percentuali sulle vendite, ai diritti e al marketing, il più possibile mirate al tipo di libro e alle personali esigenze dell’autore, sebbene conformi alla strategia commerciale che si intende intraprendere.
Come una consulente-editor riesca a trovare un autore best seller abbastanza valido non è facilmente intuibile, nel senso che la scelta del testo è abbastanza schematizzata: il volume è valutato secondo determinati parametri, sia interni al testo (come coerenza, congruenza, stile, ritmo, grammatica) che esterni ad esso, considerati validi per qualsiasi genere. Un’altra cosa che si valuta è il messaggio, oppure l’obiettivo che il testo scritto o l’autore vogliono dare (cosa che spesso risulta assente nei volumi).
Se un esordiente vuole mettere un manoscritto nelle loro mani, deve sborsare dai 400 ai 500 euro e, soltanto dopo un’attenta lettura, saprà se quei soldi sono stati spesi bene. Se dopo la lettura l’agente letterario è interessato al manoscritto, propone all’autore un contratto.
In America gli editori non comprano un libro se non c’ è un agente letterario, da noi in Italia c’è ancora molta diffidenza verso questa professione. Il lavoro dell’agente è presentare, anche mettendo mano all’editing del testo, un lavoro che appaia diverso dagli altri in commercio: per fare ciò, deve conoscere il mercato editoriale, con continue ricerche, anche lavorando a volte on-line e guardando le ultime uscite di libri in commercio, acquistando volumi, anche in formato digitale come gli e-book. In Italia le pubblicazioni di libri sono stimabili su una cifra di circa 60.000 volumi soltanto in un anno e quindi è difficile per l’agente acquistarli tutti, a meno che non si tratti di una grande agenzia letteraria. L’agente deve leggere i volumi con cognizione di causa, perciò un’agenzia o un agente letterario devono specializzarsi in un determinato settore, come dovrebbe fare anche l’autore stesso di libri.
L’intuito per l’opera di un autore, che diventerà un best seller o sarà comunque abbastanza dotata in campo editoriale, è la caratteristica principale dell’agente letterario, e non riguarda soltanto il fattore commerciale, cosa che si sviluppa principalmente partecipando alle fiere dell’editoria e parlando con gli editor, gli editori, i redattori e anche con gli stessi autori, ma deve andare oltre lo stile e il testo stesso di un volume, e lo si sviluppa anche colloquiando a fondo con gli autori di un libro.
Quanto ha oggi senso l’agente letterario per un autore di libri nell’era tecnologica di Internet?
Bisogna rendersi conto che il mercato digitale non è meno saturo rispetto al librario, intendendo con questa parola le librerie e i grossi e medi editori che riescono a distribuire i volumi nelle librerie. Tutto questo, a parte la grossa democratizzazione nella possibilità di pubblicare anche ‘la mia lista della spesa’, termine usato in gergo editoriale e che include nei testi autorevoli anche una scemenza, da pubblicare on-line fino a pretendere che tale lavoro venga letto. Essendo Internet uno strumento molto democratico, può creare delusioni anche molto forti, perché uno scritto scientifico, o un libro, una volta pubblicato, può anche non leggerlo nessuno e non avere un click da parte di nessun utente. Secondo me, anche se si auto-pubblica uno scritto scientifico, oppure un libro, bisognerebbe farsi un esame di coscienza sul perché lo si fa e quale messaggio si vuole arrivi al pubblico. Se ciò è fatto soltanto per compiacere se stessi, non si deve pretendere che tale produzione venga poi letta; ma se lo si fa per divulgare un concetto, o per farsi conoscere, forse si ha qualche chance in più. Sono nata tendenzialmente come editor, e quindi sento di dover per forza sistemare il testo che mi viene presentato, per rendere il lavoro professionale. Se ti sei auto-pubblicato come autore e soprattutto dal momento che hai optato per questa scelta, dovresti puntare come scrittore sulla qualità del tuo testo e del tuo concetto. Qualunque scrittore, anche il meno famoso, si fa almeno rileggere le bozze e ha un team dietro di lui. Non credo che Umberto Eco si faccia fare editing sui suoi libri, ma avrà qualcuno super partes che glieli leggerà. Un’altra fase che io metto in pratica è la promozione, cosa difficilissima anche in rete. Facebook, per citare a caso uno dei social network più usati, è diventato un calderone di materiale infinito di cui non importa più niente a nessuno. Bisogna quindi trovare nuovi sistemi per esaltare il libro attraverso le tematiche in esso trattate, anche se è un prodotto digitale. Se in un domani si vuole provare a trovare un editore per alcuni libri (come i cosiddetti romanzi rosa), forse conviene tenerli soltanto on-line, perché si ottengono migliori guadagni economici e non è detto che arrivando in libreria non ci siano libri concorrenti e migliori che facciano andare al macero il tuo.
Come lavora in sostanza una consulente-editor o un’agenzia letteraria?
Si valuta innanzitutto il testo, perché può essere pieno di cose ovvie, oppure errori eclatanti, o essere sgrammaticato, e l’autore deve fare la sua parte.
Quale è il ruolo di un agente letterario nel campo culturale: mediatore di business o ha un senso o un ruolo nel percorso culturale dell’autore?
L’agente letterario è una figura simile al sindacalista puro nelle sue intenzioni, ovvero deve fare da tramite. Allo stesso tempo mi piace lavorare sulle persone. Se capisco che in quell’autore che sto trattando c’è una potenzialità umana da fare emergere, lavorerò su quella. Ciò non ha prezzo, ma rappresenta un valore enorme e la gente si affida a me proprio per questo fatto. Rappresento un consulente, più che un vero e proprio agente letterario: in base alla mia esperienza e a ciò che vedo e sento dagli altri, do consigli, ma non rappresento la verità al 100%. Proprio per questo sono diventata un’amica e una persona su cui contare per molti autori.

Ora do qualche info di mia competenza in agente letterario:

sono una Editor e Consulente editoriale, svolgo questo lavoro con passione (diversamente non lo si potrebbe fare) e sono molto mirata alla crescita degli autori emergenti, purtroppo molti editori, e spesso nemmeno gli autori, non controllano i testi quando vengono inviati, ed accade che ne escono delle stampe decisamente scorrette, quindi nella maggior parte dei casi serve un servizio di Editing che nel 99% dei casi la casa editrice non offre.

Per contattarmi, per richiedere informazioni su consulenze e altri
servizi dell’agenzia letteraria:

Cell. +39 346.74.19.547 (esclusivamente dalle 9.00 alle 15.00 dal lunedì al venerdì)

E-mail : [email protected]

Lara Bellotti