Intervista all’autrice Emanuela Amantia (In nome di Geova)

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Ho avuto il piacere di recensire l’opera di questa autrice esordiente, e nel dare le mie riflessioni ho trovato decisamente toccante la storia vera da lei scritta: un vero e proprio messaggio per l’intera umanità.
Ora andiamo a conoscerla un po’ insieme attraverso questa breve intervista che ha la funzione di fare arrivare a tutti un po’ del suo essere, oltre a ciò che di bello è riuscita ad imprimere nel suo scritto.

Emanuela raccontaci un po’ di te, come hai iniziato a scrivere, e come nasce la tua passione?

R) Ho iniziato dietro la spinta di una scrittrice di Bolzano, Christine Mathà, insieme abbiamo realizzato una prima stesura del romanzo dal titolo QUANDO LA FEDE UCCIDE, di quella versione ho ceduto a lei tutti i diritti, considerando che ha fatto un lavoro davvero encomiabile e mi ha dato l’imput a scrivere la storia di mio figlio.
la mia passione per la scrittura è, per cosi dire, antica… praticamente nasce con me, ho sempre amato la mia lingua madre che stranamente ho imparato a Losanna, presso l’istituto di suore che mi ha ospitata nei miei primi sei anni della mia vita, cosi quando è arrivato il mio primo giorno di scuola sapevo già scrivere al punto che, firmai io il registro d’iscrizione a prima elementare poiché mio nonno era analfabeta.

Nel tuo romanzo “In nome di Geova” hai descritto una storia vera, toccante, cosa hai provato nello scorrere questo pezzo di vita? Dicono che la scrittura incide le nostre vite ed è liberatoria, tu come ti sei sentita?

R) E’ stato un misto di emozioni, di pianti e percorsi mnemonici, un ritrovare dettagli che credevo dimenticati, scrivere la storia mi ha aiutata ad elaborare il lutto per la perdita di mio figlio e non solo, ho messo a frutto tutto ciò che negli anni ho imparato, analizzando ogni singolo istante di quei tragici momenti, arrivando a identificare il mandante del suo omicidio, mi sono scoperta investigatrice attenta e meticolosa, come aver fatto una mia personale autopsia al cadavere di mio figlio.

Ho riflettuto molto leggendo la tua opera, in quanto è successo anche a me di essere stata coinvolta in un limbo da cui sono uscita per fortuna egregiamente, cosa vuoi trasmettere ai lettori, il tuo messaggio arriva forte e chiaro leggendo il libro, ma ogni lettore ha la sua vita ed il suo modo di interpretare, tu quale messaggio nella sua completezza vuoi dare a tutti?

R) Il messaggio è un’allerta per tutte le persone che, in qualche modo si approcciano ad una fede religiosa o settaria che sia, consiglio di approfondire e conoscere bene la comunità alla quale vanno a far parte, molti trovano sollievo e conforto in questa setta e quando scoprono che sono manipolati e presi in giro, non hanno modo di uscirne, per paura di restare soli, per paura di subire ostracismo, paura di ritorsioni di qualsiasi genere…

Hai nuove prospettive e progetti editoriali per il futuro? Se si di che genere…

R) Si, sto elaborando una biografia sulla mia vita ma, non voglio essere drammatica, per quanto la mia vita sia stata un dramma dalla nascita ad ora, guardando al passato rivedo molti episodi più comici che drammatici, quindi ho deciso di tentare, vorrei strappare un sorriso a chi leggerà RIDI CHE TI PASSA, e anche questo vuole essere un suggerimento, di cercare di sorridere anche quando siamo circondati da cose tristi, la vita è breve, cerchiamo di non avvelenarcela con rimbrotti che ci gonfiano lo stomaco e ci avvelenano il fegato.

Cosa pensi attualmente di tutto ciò che gira attorno a ciò che dovrebbe essere religione (e che invece forse non lo è…) ?

RSenza forse, mia cara, la WTS è una setta e come tale va eliminata per il bene dell’essere umano, nel mio libro lo documento ampiamente, è una vera e propria impresa e colossale multinazionale, è stata fondata da un massone e porta tutt’ora la sua impronta massonica, l’escamotage di definirsi “religione” è un semplice bypass, visto che la sede è in America e li le comunità religiose sono esenti dalle tasse, chi vende le riviste (i predicatori) sono volontari non pagati, chi lavora nelle stamperie della wts, sono anch’essi volontari che percepiscono un compenso pari a un pasto al giorno e un paio di scarpe al mese, sono l’unica comunità religiosa che non aiuta finanziariamente i bisognosi e quando si riempiono la bocca, vantandosi che hanno i missionari nel terzo mondo, questi missionari, portano a quei poveracci… solo cibo spirituale, ti racconto una cosa che notai nel 1989: allora le riviste torre di guardi e svegliatevi, costavano 700 lire, mi capitò di leggere una loro pubblicazione dove, dichiaravano che la wts stampa e distribuisce oltre un milione di copie al giorno, mi sono detta… 700 lire per un milione… mammamia. Adesso si vantano che la distribuzione è gratuita ma quando ti allungano i giornaletti ti chiedono un contributo, chi lo accetta, domando, quanti sono quelli che fanno la meschina figura di dare meno di un euro? Sono passati 26 anni da allora e di certo la tiratura giornaliera dei giornaletti è aumentata in modo esponenziale…. Lascio al lettore la logica conclusione.

Ringrazio l’autrice per la forza ed il coraggio che trasmette nel suo scritto e nell’intervista stessa, un libro assolutamente da acquistare e leggere con grande cuore, perchè è così che è stato scritto.

Lara Bellotti agente letterario
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